di Giorgio Migliaccio
Esiste un’isola, nel cuore della Campania, che vanta una tradizione antichissima: Procida. La sua storia, intrisa di fede e di pathos, trova nel Venerdì Santo uno dei momenti più intensi e significativi, quando la comunità celebra la morte di Nostro Signore Gesù Cristo.
Tutto ruota attorno alla morte: la morte per eccellenza, la più atroce e la più ingiusta. È un giorno di dolore e di silenzio, di rispetto e di raccoglimento; un giorno che richiama il sacrificio e l’ingiustizia, ma anche la profonda dimensione spirituale della fede.
I tempi sono cambiati: il mondo corre sempre più verso una ricerca frenetica della modernità e dell’innovazione. Eppure Procida, puntuale e fedele, non rinuncia a questa tradizione antica e sempre nuova, capace ancora oggi di catturare l’attenzione del credente e di chi credente non è.
Questa tradizione rappresenta per la comunità un momento fondamentale: un’occasione di coesione sociale, di crescita e di rafforzamento dell’identità culturale. È un patrimonio che desideriamo continuare a trasmettere ai nostri alunni e ai nostri giovani, favorendo uno spirito di partecipazione e di aggregazione.
Il vissuto del sacro e la forza dei riti permettono ai ragazzi di sentirsi parte di una comunità viva, nella quale, un giorno, potranno a loro volta diventare testimoni di fede e di tradizione, tramandando alle nuove generazioni quanto ricevuto.
Da alcuni anni si è creato un forte legame di collaborazione e fraternità tra la scuola, la Congregazione dell’Immacolata dei Turchini e le diverse associazioni che portano avanti con passione questa straordinaria iniziativa.
Grazie alle esperienze raccontate dai miei alunni, ho avuto modo di comprendere quanto lavoro e dedizione si celino dietro questa tradizione. È nel silenzio e nella discrezione della quotidianità che prende forma il lavoro dei “Misteri”: spesso è la notte a fare da giorno, mentre il giorno sembra quello di sempre. Ognuno custodisce con discrezione il proprio impegno, il segreto del proprio mistero, del proprio progetto.
Tutti hanno un ruolo, nessuno è escluso: tutti sono famiglia. Ciò che conta è l’unione, lo spirito di coesione, la forza del gruppo.
Nei miei anni di insegnamento a Procida ho coltivato numerosi rapporti umani, grazie al lavoro che svolgo e che mi permette di stare a contatto con tanti ragazzi e con le loro famiglie. Ho conosciuto una comunità accogliente, semplice e genuina, capace di non far sentire mai nessuno “forestiero”.
Tutti, in un modo o nell’altro, sono legati a quel giorno sacro e mesto. Quando si parla del Venerdì Santo, molti si commuovono e si perdono nei ricordi dell’infanzia, nei profumi antichi e nei canti carichi di malinconia.
Ho incontrato anche alunni che non si riconoscono pienamente nella fede, o che forse non credono affatto. Eppure, quando arriva questo momento dell’anno, non importa credere o meno, non importa essere religiosi: ciò che conta è “scendere in campo”, partecipare, sentirsi parte di una famiglia e di una comunità.
Questo incontro nasce dal desiderio di valorizzare e preservare la tradizione locale di Procida, patrimonio culturale che rappresenta una parte fondamentale dell’identità della comunità.
L’evento vuole essere un momento di riflessione e condivisione, dedicato alla scoperta e alla tutela di queste tradizioni, memoria collettiva dell’“isola di Arturo”.
La presenza dell’amministrazione della Congregazione dell’Immacolata dei Turchini, dell’associazione “I Ragazzi dei Misteri” e della fotografa ischitana Lucia De Luise offrirà l’occasione per un dialogo costruttivo su come salvaguardare e trasmettere alle nuove generazioni questo prezioso patrimonio.













