Un’intensa riflessione sul rapporto conflittuale tra uomo e Natura. È stata questo “Meta-nantucket”, la mostra di Telemachos Pateris curata da Mariangela Catuogno e ospitata ai Giardini Ravino.




Attraverso il parallelismo tra lo scultore moderno e il cacciatore di balene, Pateris ha denunciato ogni forma di violenza: dalle ferite inferte all’ambiente ai genocidi contemporanei. Un messaggio forte, che attraversa epoche e geografie per arrivare al presente.
Sculture biomorfiche tra ferro e vita
L’artista ha esplorato la complessità dell’esistenza con sculture biomorfiche ispirate alla simmetria di scheletri e piante. Simbolo del percorso espositivo è stata “Mesmerized”: un’installazione in ferro che, pur apparendo aggressiva, diventa bozzolo protettivo per la fragilità della vita.
Nel dialogo tra la sala espositiva e il giardino botanico, l’arte di Pateris ha indagato l’eterno mutamento e l’equilibrio precario tra sopravvivenza e distruzione.
La curatrice: “L’arte ha senso se genera riflessione”
“L’arte ha senso se genera una riflessione”, afferma la curatrice Mariangela Catuogno. “Dalle armi per la pesca-mattanza delle balene a quelle usate per lo sterminio di minoranze, fino ad arrivare a un’opera che vuol essere bozzolo-protezione della Vita. Grazie Telemachos Pateris per aver portato il tuo mondo ai Giardini Ravino”.
La mostra ha trasformato i Giardini Ravino in uno spazio di confronto tra estetica e impegno civile, dove la materia si fa portatrice di un messaggio universale: proteggere la vita in tutte le sue forme.






