giovedì, Giugno 13, 2024
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L’AMBASCIATORE VECCHIONI AL FESTIVAL STORIÆ LANCIA L’ALLARME NUCLEARE



Al settimo giorno di Festival STORIÆ, l’Ambasciatore Domenico Vecchioni, nel presentare il suo libro “Lo sbarco in Normandia. D-Day. Il giorno più lungo”, non ha nascosto le preoccupazioni per la crescente minaccia di un conflitto nucleare e alla luce di quanto ci ha insegnato il secondo conflitto mondiale ha sottolineato la necessità di una de-escalation globale per evitare una catastrofe.

Il Festival STORIÆ ha ospitato ieri un evento di grande rilevanza storica e attualità con l’intervento dell’Ambasciatore Domenico Vecchioni. Durante la presentazione del suo libro “Lo sbarco in Normandia. D-Day. Il giorno più lungo”, Vecchioni ha discusso le crescenti minacce nucleari, tracciando un inquietante parallelismo tra il passato e il presente.

Vecchioni ha raccontato alcuni interessanti retroscena sul D-Day, l’operazione di invasione anfibia più grande della storia, svelando aspetti nascosti dell’operazione che hanno affascinato il pubblico. L’ambasciatore ha poi espresso profonda preoccupazione per l’attuale scenario geopolitico, sottolineando le amnesie storiche in cui il contesto geo-politico sembra vivere. “Oggi, il tabù nucleare sembra meno solido. Un conflitto nucleare non avrebbe vincitori, solo distruzione reciproca,” ha affermato Vecchioni, sottolineando la necessità di una de-escalation globale.

L’ambasciatore ha citato l’accordo De Gasperi-Gruber del 1946 come esempio di risoluzione delle controversie. L’accordo, firmato da Alcide De Gasperi e Karl Gruber, risolse la questione della tutela della minoranza linguistica tedesca del Trentino-Alto Adige e riuscì a spegnere una potenziale situazione esplosiva trovando un punto di accordo tra le parti. L’ambasciatore ha ricordato quanto sia fondamentale oggi un congresso internazionale che miri alla pace e rispetti le minoranze prendendo proprio spunto dai virtuosi risultati della diplomazia. “La pace è un bene prezioso. Le guerre si sa come iniziano, ma non si sa mai come finiscono, la Seconda Guerra Mondiale, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere una guerra lampo, durò per anni, causando 50 milioni di morti” ha aggiunto Vecchioni, esortando a prendere esempio dagli accordi del passato.

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