Il Liceo G. Buchner annuncia con orgoglio la propria adesione alla XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, in programma il 27 marzo 2026. L’iniziativa, ormai appuntamento culturale di rilievo nazionale, celebra il valore formativo, umano e civile degli studi classici, riaffermandone l’attualità in un mondo attraversato da conflitti, trasformazioni e nuove sfide poste dalla modernità e dall’intelligenza artificiale.
Il tema scelto per questa edizione — “Homo sum…” — invita studenti e docenti a interrogarsi sul significato profondo dell’essere uomini oggi, in un tempo in cui la violenza, visibile e invisibile, sembra spesso oscurare la dignità e la fragilità della vita umana. Attraverso performance, letture, momenti teatrali e attività culturali ispirate al tema, la comunità del Liceo Buchner intende dare voce al concetto di humanitas, inteso come apertura all’altro, responsabilità, compassione e consapevolezza del proprio ruolo nel mondo.
Il motto di Terenzio — “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” — diventa così il filo conduttore di una serata che vuole trasformare testi e idee in parola viva, gesto e condivisione, rinnovando il legame tra la tradizione classica e le domande più urgenti del presente. Il programma dettagliato dell’evento sarà comunicato nei prossimi giorni.
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Il manifesto della XII edizione: la visione artistica di Valeria Sanfilippo
La locandina realizzata dall’artista Valeria Sanfilippo per la Notte Nazionale del Liceo Classico 2026 si presenta come un potente manifesto visivo dell’humanitas, non come concetto astratto, ma come realtà fragile e preziosa, continuamente minacciata. L’opera mette in dialogo passato, presente e futuro, mostrando come l’eredità degli antichi possa ancora oggi costituire un argine contro la barbarie contemporanea.
Al centro della composizione si trova un neonato adagiato in un nido di foglie, tra i rami di un albero e avvolto da un alone di luce sotto la corolla di un fiore. Il bambino rappresenta l’humanitas compiuta: è la promessa del futuro, la vita che chiede cura e protezione. La luce che lo circonda richiama il logos, la ragione e il sapere, strumenti attraverso cui l’uomo può opporsi alla violenza e al disordine del mondo. Accanto a lui, figure solari antropomorfe lo proteggono con dolcezza, evocando una tutela collettiva, educativa e culturale.
Il contrasto con la parte inferiore dell’immagine è netto: città in fiamme, armi, soldati omologati, vite spezzate. È la rappresentazione della barbarie, della perdita di senso, della distruzione che minaccia la civiltà. Tra questi due poli si collocano volti fluttuanti, sospesi nello spazio intermedio: espressioni di dolore, paura e silenzio che incarnano le coscienze ferite dell’umanità, memoria viva del passato e monito per il futuro.
L’albero che sostiene il bambino è l’archetipo della tradizione classica: radicato in una terra ferita, ma ancora capace di generare vita. Tra le sue radici, immerse in un terreno segnato da guerra e devastazione, brilla un seme: la physis, il principio vitale che può germogliare solo se custodito. È la speranza più profonda, il nucleo da cui può rinascere l’humanitas.
L’opera suggerisce che l’essere umano non eredita la propria umanità in modo definitivo: deve coltivarla, difenderla, trasmetterla. Il seme nelle radici, il bambino tra i rami e l’albero che li unisce costruiscono una metafora del tempo: passato, presente e futuro sono legati da un filo continuo. Se le radici vengono recise, nessuna umanità futura potrà fiorire.
In questo senso, il liceo classico emerge come luogo di custodia dell’humanitas: non un museo del passato, ma uno spazio vivo in cui il patrimonio culturale degli antichi diventa seme di coscienza critica, responsabilità etica e rispetto dell’altro.










