Nella gremitissima chiesa collegiata dello Spirito Santo ad Ischia Ponte, avvolta da un silenzio carico di gratitudine e commozione, il Vescovo Mons. Carlo Villano ha pronunciato parole intense e luminose per ricordare Don Camillo, il sacerdote che ha attraversato un secolo di vita e 75 anni di ministero con la stessa discreta fedeltà che lo ha reso punto di riferimento per generazioni di isolani.
Don Camillo aveva da poco festeggiato due traguardi straordinari: i 100 anni di vita e i 75 anni di sacerdozio. Due numeri che, come ha sottolineato il Vescovo, non sono semplici dati biografici, ma la misura di un’esistenza interamente consegnata alla volontà di Dio.
La ricerca della volontà di Dio: la cifra della sua vita

«La ricerca costante della volontà di Dio è stata la cifra di vita di Don Camillo», ha affermato Mons. Villano. Una ricerca che ha attraversato un secolo di storia dell’isola e della Chiesa, vissuta sempre con lo sguardo rivolto al Vangelo e con il cuore radicato nella comunità che gli era stata affidata.
Don Camillo ha reso la sua anima a Dio nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della Beata Vergine Maria. Un dettaglio che, per il Vescovo, non è casuale: «Maria è colei che ha accettato di comprendere sin dall’inizio il disegno di Dio sulla sua vita. Così ha fatto Don Camillo: ha cercato di comprendere come vivere il proprio sacerdozio nella volontà di Dio, come annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi».
Fedeltà alla Parola, alla Chiesa, al popolo
Il suo ministero è stato segnato da una fedeltà semplice e radicale: alla Parola, alla preghiera quotidiana, alla Chiesa come popolo di Dio. «Si è fedeli a Dio e fedeli all’uomo», ha ricordato il Vescovo. Don Camillo ha accompagnato il suo popolo nei momenti lieti e in quelli difficili, camminando accanto a tutti con discrezione, ascolto e una bontà che in questi giorni molti hanno ricordato con riconoscenza.
Sacerdote, professore, amico di Gesù: così lo hanno definito in tanti. E lui stesso, ricordando il giorno della sua ordinazione nel 1948, diceva: «In quel momento ho provato la gioia di essere amico di Gesù». Una gioia che non ha mai smesso di custodire e trasmettere.
Un testimone gioioso e autentico
Mons. Villano ha sottolineato come Don Camillo sia stato per tutti un esempio luminoso: «Nella mia vita sono stato fortunato perché ho avuto buoni esempi che mi hanno accompagnato a scoprire la volontà di Dio. Don Camillo è stato uno di questi: un testimone gioioso e autentico dell’amicizia con Gesù».
E ha aggiunto una verità che ha toccato profondamente i presenti: «Nessuno di noi passa inutilmente in questo mondo. Tutti lasciamo un segno, una traccia che altri dopo di noi sono chiamati a percorrere». La traccia lasciata da Don Camillo è quella di un uomo che ha vissuto il Vangelo con semplicità e coerenza, e che ora affida alla comunità il compito di continuare ciò che lui ha iniziato.
Gli occhi che parlavano
Tra le immagini più forti evocate dal Vescovo, una resterà impressa nella memoria di tutti: «Dove non arrivava con la parola e con la forza fisica, arrivava con gli occhi. Era un sacerdote a cui brillavano gli occhi». Uno sguardo che comunicava fede, tenerezza, speranza; uno sguardo che sapeva incoraggiare e consolare.
Ora quel volto è velato, come vuole la tradizione, a simboleggiare che gli occhi di Don Camillo contemplano finalmente il volto di Dio. «Si è amici di Gesù e amici del popolo di Dio», ha concluso Mons. Villano. «E Don Camillo lo è stato fino alla fine».










