A Villa Mercede, la Residenza Sanitaria Assistenziale di Fontana, si apre una fase di forte incertezza per il futuro occupazionale di circa quaranta lavoratori isolani. A lanciare l’allarme è Rosa Iacono, presidente dell’associazione ADI che da anni segue la struttura e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, che rivolge un appello ai sei sindaci dell’isola d’Ischia affinché intervengano a tutela del personale.
Una storia lunga trent’anni
La vicenda di Villa Mercede affonda le sue radici nel 1991, quando Alfonsina Mezzadra, benestante originaria di Serrara Fontana e senza eredi, decise di donare terreno e fondi per la realizzazione di una casa di riposo per anziani nella località di Fontana, accanto alla parrocchia della Madonna della Mercede.
La Chiesa prese in carico il progetto e avviò i lavori, ma dopo la costruzione del grezzo l’opera rimase bloccata per oltre dieci anni, tra mancanza di risorse e ostacoli burocratici. In quel lungo periodo, cittadini e volontari – tra cui la stessa Iacono – si mobilitarono per evitare che la struttura diventasse l’ennesima incompiuta italiana. Anche la RAI si occupò del caso, portando l’attenzione nazionale sulla vicenda.
Grazie a queste pressioni e al supporto dell’allora dirigente dell’ASL, Piero Cerato, la struttura passò alla gestione dell’ASL Napoli 2 Nord, che completò i lavori e inaugurò ufficialmente la R.S.A. il 25 marzo 2005.
Vent’anni di attività e personale locale coinvolto
Pur essendo di proprietà dell’ASL, Villa Mercede è sempre stata gestita tramite appalti affidati a cooperative che, nel tempo, hanno impiegato personale dell’isola: infermieri, operatori socio-sanitari e addetti ai servizi.
Per molti di loro, la struttura ha rappresentato non solo un lavoro stabile, ma anche un impegno umano profondo: turni lunghi, spesso di 12, 24 e perfino 36 ore, pur di garantire assistenza continua agli anziani ospiti.
Il nodo dell’appalto e il rischio per 40 famiglie
Oggi, però, la situazione è cambiata. Scaduto l’ultimo appalto, l’ASL Napoli 2 Nord – pur avendo predisposto una nuova gara – avrebbe deciso di non procedere e di assumere direttamente la gestione della R.S.A. a partire dalla metà di gennaio.
Una scelta che, se da un lato potrebbe migliorare l’efficienza della struttura, dall’altro apre un’incognita pesante sul destino dei lavoratori attualmente impiegati. Non è infatti chiaro se il personale verrà riassorbito, sostituito o lasciato senza occupazione.
«Parliamo di circa quaranta famiglie isolane che vivono grazie a questo lavoro», sottolinea Iacono. «Persone che per vent’anni hanno garantito assistenza e continuità, contribuendo alla crescita della struttura. Non possiamo permettere che vengano abbandonate».
L’appello ai sindaci dell’isola
La presidente rivolge quindi un invito diretto ai sindaci dei sei Comuni dell’isola d’Ischia:
«Chiedo alle istituzioni di non lasciare soli questi lavoratori. Chi perde il lavoro perde anche la propria dignità, e difenderla è un dovere delle amministrazioni. Intervenite, fate sentire la vostra voce, perché questa comunità non può permettersi di perdere un presidio sociale e umano così importante».
Un appello che arriva in un momento delicato e che chiama in causa la responsabilità politica e sociale dell’intera isola.










