Presso l’Ordine dei Fisioterapisti di Napoli presieduto da Paolo Esposito, si è tenuto uno straordinario confronto tra i rappresentanti delle professioni sanitarie ed i vertici istituzionali della regione Campania. Presenti tra gli altri i Presidenti dell’Ordine dei Medici e degli Infermieri, il Segretario dell’Ordine degli Psicologi e gli on. Massimiliano Manfredi, Loredana Raia e Bruna Fiola, tutti concordi sulla necessità di dover rafforzare la sanità territoriale e sull’importante ruolo che dovrà avere il fisioterapista nelle case di comunità.





Comunicato stampa
“Siamo molto soddisfatti per la riuscita dell’evento. Abbiamo instaurato un confronto con la politica regionale e con le altre professioni sanitarie, medici, infermieri e psicologi, sottolineando l’importanza di dare concretezza a quella che è la sanità territoriale ma, soprattutto, al ruolo del fisioterapista all’interno del team multidisciplinare delle cure territoriali.”
Ha espresso soddisfazione il Presidente Paolo Esposito per la straordinaria riuscita del Convegno organizzato dall’Ordine Interprovinciale dei Fisioterapisti di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta dal titolo: “Fisioterapia di Famiglia e di Comunità”.
Un argomento di grande attualità strettamente legato al rafforzamento della sanità territoriale, l’unica strada percorribile per decongestionare gli accessi ai pronto soccorso, limitare le lunghe liste d’attesa, far risparmiare cospicue risorse economiche allo Stato e portare le cure sin dentro le case dei cittadini come ha affermato Claudio Iovino, Vicepresidente dell’Ordine dei Fisioterapisti.
“La fisioterapia di comunità – ha affermato Iovino – è un servizio essenziale per le cure primarie dove il fisioterapista, insieme al team di cure primarie composto da medico, infermiere e psicologo, partecipa per la presa in carico di persone a rischio di cronicità e fragilità legato alla perdita di autonomia motoria o dolore cronico dovuto a condizioni muscoloscheletriche o malattie croniche non trasmissibili.
Il modello si basa sulla sanità di iniziativa e promuove il self management e l’empowerment sia del singolo che della comunità oltre che a programmi di prevenzione essenziali sia per i bambini nelle scuole, sia adulti per la prevenzione del dolore cronico riducendo significativamente i giorni di assenza dal lavoro, sia negli anziani per la prevenzione di fragilità e disabilità, basti pensare alla prevenzione delle cadute nell’anziano che a livello nazionale potrebbe portare ad un risparmio per il SSN di 3 miliardi di euro annui.
Il servizio è un primo punto di contatto per il cittadino legato a suoi bisogni semplici di salute attraverso un modello che è scientificamente considerato sicuro, cost-effective in quanto per ogni euro investito il SSN ne risparmia 3, riduce significativamente il numero di visite specialistiche inappropriate e prescrizioni di esami o farmaci e riduce il costo per il SSR del 60%, oltre che a ridurre le liste d’attesa e ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso di quella pletora di codici bianchi e verdi gestibili direttamente sul territorio.
Ad oggi si registrano gravi carenze se non addirittura misconoscenza da parte dei dirigenti delle Asl, non attuare un modello di questo tipo nelle cure primarie e case di comunità e renderlo direttamente fruibile per i cittadini sarebbe una grave responsabilità per la classe dirigente della nostra regione insopportabile per i cittadini che hanno il diritto alle cure fisioterapiche.”
Sulla stessa lunghezza d’onda dei fisioterapisti anche i rappresentanti delle associazioni come il Dott. Daniele Romano, di FISH Campania e dell’Avv. Carminuccia Marcarelli, Segretario regionale di Cittadinanzattiva Campania, della Dirigente della riabilitazione dell’Asl Napoli 1, Dott.ssa Valentina Maria Rubino, e dei rappresentanti di altre professioni sanitarie come il Dott. Bruno Zuccarelli, Presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli e la Dott.ssa Teresa Rea, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Napoli a cui abbiamo chiesto perché non è più derogabile il rafforzamento della sanità territoriale
“Il rafforzamento della sanità territoriale non è più derogabile – ha dichiarato Zuccarelli – perché i pronto soccorso sono congestionati da tanto tempo e solo in questo modo si può decongestionarne l’afflusso e bisogna dare una sanità di prossimità. Si può fare insieme ai tanti specialisti delle tante professionalità perché da soli non si possono affrontare questi problemi. Invece l’equipe multidisciplinare può dare risorse e risposte.”
“Il rafforzamento della sanità territoriale non è più derogabile – ha sottolineato la Dott.ssa Rea – perché sono in aumento le patologie cronico-degenerative, perché la popolazione sta invecchiando ma insieme alla popolazione in generale invecchierà anche la popolazione dei professionisti sanitari e quindi questo richiede un approccio strutturale completamente differente. La medicina territoriale non può essere più derogata perché dobbiamo decongestionare i Pronto Soccorso e dobbiamo stabilire di nuovo quella che è l’alleanza tra i cittadini e i professionisti.
I bisogni dei cittadini e dei pazienti sono cambiati e necessitano di un apporto multidisciplinare per poter portare la sanità, e mi permetta anche la salute, a portata del cittadino. E intendo parlare di salute perché dico che la salute deve essere insegnata come materia scolastica.”
L’evento organizzato dall’Ordine dei Fisioterapisti ha rappresentato anche l’occasione di un confronto costruttivo tra i rappresentanti delle professioni sanitarie ed i vertici istituzionali della Campania, l’ente a cui compete la gestione della sanità regionale. Tra i presenti l’on. Massimiliano Manfredi, Presidente del Consiglio regionale, l’on. Loredana Raia, Presidente della V Commissione Sanità e l’on. Bruna Fiola, Presidente della VI Commissione Istruzione e Ricerca scientifica, tutti concordi sulla necessità di dover rafforzare la sanità territoriale.
“Non è più derogabile il potenziamento della sanità territoriale – ha spiegato l’on. Manfredi – perché abbiamo un problema di congestionamento degli ospedali e abbiamo un problema di reclutamento di personale medico nella medicina d’urgenza che è un problema nazionale e che può essere risolto solo con una differenziazione salariale nazionale e delle condizioni di lavoro.
Quindi l’unica strada che abbiamo è quella di potenziare i servizi territoriali di base approfittando della grande opportunità che c’è con la nascita delle case e degli ospedali di comunità, utilizzare la multidisciplinarietà introducendo fisioterapisti, psicologi, infermieri integrando i servizi dei farmacisti e dando un nuovo ruolo ai medici di base che pure sono in carenza, costruendo dei punti di primo accesso che tranquillizzano il percorso da parte dei cittadini ed evitano che tutti si rivolgano all’ospedale sapendo che il 60/70% dei codici potrebbero essere facilmente trattati.”
“Cambia la fotografia dei bisogni delle persone dal punto di vista della salute – ha dichiarato l’on. Raia – e dunque diventa assolutamente importante e strategica anche la figura del fisioterapista.
Fisioterapista che trova spazio nella sanità territoriale, nella sanità di prossimità con una delibera di Giunta di regione Campania del 2022, con un impegno di regione Campania per quanto riguarda 169 case di comunità da realizzare con un investimento di quasi 250 milioni di euro che vedrà il fisioterapista, insieme all’infermiere di comunità, al medico di medicina generale, ai pediatri di libera scelta avere un posto importante per la presa in carico dei pazienti a bassa intensità anche come forma di prevenzione per evitare poi cure maggiormente intensive e, soprattutto, i ricoveri ospedalieri.
La sanità di prossimità, la sanità territoriale dovrà servire anche in Campania soprattutto come forma di prevenzione.”
“C’è la volontà di dare alla cittadinanza un’equipe multidisciplinare – ha rimarcato l’on. Fiola – che possa prendere in carico realmente il paziente per tutte le patologie, in particolare per fare prevenzione e ridurre i costi della sanità. Sappiamo bene che quando si lavora in rete si ottengono molto più risultati e quindi le case di comunità saranno proprio quel pezzo mancante anche della sanità territoriale che al momento non c’è ma cha mano a mano in tutte le Asl stiamo cercando di mettere in pratica anche per dare una minore affluenza ai pronto soccorso.”










