Ischia Ponte si svuota: le serrande abbassate raccontano la fine di un’epoca (e cosa sta arrivando)
Il silenzio nel borgo: quando la storia resta, ma le botteghe spariscono
Nel cuore antico di Ischia Ponte, tra vicoli che profumano di mare e pietra viva, “qualcosa sta cambiando”. Non è solo l’alternarsi delle stagioni: è un lento, quasi silenzioso spegnersi di quelle piccole luci quotidiane che per decenni hanno dato vita al borgo. Dove un tempo bastavano pochi passi per incontrare il barbiere che conosceva tutti per nome, l’edicola che apriva all’alba con il fruscio dei giornali freschi, la salumeria che sapeva di formaggi e tradizione, la libreria che custodiva storie e sogni, il negozio di casalinghi “dove si trovava di tutto un po’” e le botteghe di abbigliamento che vestivano generazioni intere, oggi molte serrande restano abbassate. Alcune, per sempre. Passeggiare per Ischia Ponte significa ancora respirare storia, ma anche notare un vuoto nuovo, quasi straniante: vetrine spente che parlano di famiglie e sacrifici, di tempo investito e passione, e di un presente che corre più veloce di chi quel commercio lo ha costruito giorno dopo giorno.
Inverno, affitti e bollette: la matematica che soffoca il commercio di prossimità
A rendere più netto questo cambio di passo, spiegano le voci del borgo, è anche la ciclicità di un’isola che d’inverno “socialmente si spegne”, come da tradizione. Il movimento cala al minimo, i guadagni diventano scarsi e la “matematica non è un’opinione”: tra affitti, contributi, spese e bollette, la tenuta economica si incrina fino al punto di rottura. È in questo quadro che si inserisce la chiusura di attività storiche, citata in modo esplicito: “Martino il giornalaio”, un nome che nel racconto locale non è un dettaglio, ma un simbolo di prossimità e riconoscibilità. Non è soltanto una questione di economia, però: è un cambio di abitudini, di ritmi, di aspettative. La modernità bussa forte e a volte travolge, lasciando dietro di sé non solo un locale vuoto, ma un pezzo di quotidianità che non si riacquista con la stessa facilità con cui si perde.
Il “click” che pesa: l’online cambia le regole e Ischia Ponte vira su bar e ristorazione
Il passaggio decisivo, nel racconto di questo microcosmo, è la rivoluzione della vendita online: “con un click” si compra tutto, dal libro al detersivo, dalla camicia al rasoio, e quel click — comodo e immediato — “pesa come un macigno” sulle spalle dei piccoli negozi. Non è indicata una colpa individuale, ma una responsabilità diffusa, perché è la fotografia di un’epoca in cui la praticità spesso vince sulla relazione e la velocità sulla tradizione. La domanda che attraversa Ischia Ponte è quindi politica nel senso più concreto del termine: verso cosa si sta andando, come si sta trasformando il borgo in questi ultimi anni? La risposta, netta, è che il paese manifesta ciò che i tempi impongono: si punta molto sulla ristorazione e sui bar, e il centro sembra proiettarsi verso un nuovo tipo di attività, mentre quelle “storiche, ataviche” che hanno espletato la loro funzione per anni e anni arretrano fino a scomparire. Resta l’idea, tuttavia, che Ischia Ponte — luogo speciale e resiliente — possa reinventarsi ancora, magari con nuove energie e nuove forme di commercio capaci di dialogare con il passato senza restarne prigioniere.
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