Il Carnevale, soprattutto in un luogo come Ischia, dovrebbe essere un abbraccio collettivo. Un’isola è, per sua natura, una comunità che vive di vicinanza, di legami, di mani che si tendono. Qui, più che altrove, ci si aspetta che nessuno venga lasciato indietro. E invece, per Giorgia e per sua madre Romina, quel pomeriggio di festa si è trasformato in una ferita.
Giorgia, una bambina che guarda il mondo con una purezza che disarma, si avvicinava agli altri piccoli con gesti gentili, cercando un contatto, una carezza, un modo semplice per dire “posso giocare con voi”. Ma la sua spontaneità è stata spezzata da parole che hanno il peso di un macigno:
“Lei non può stare qua. Lei non è normale. Può fare male a mio figlio.”
Parole pronunciate da un’altra mamma, in una piazza che avrebbe dovuto essere un luogo di festa e invece è diventata teatro di esclusione. Non un gesto di protezione, ma un atto di ignoranza travestito da prudenza.
Lo sfogo di Romina: una voce che rompe il silenzio
Ferita, indignata, ma determinata a non lasciare che tutto passasse sotto silenzio, Romina ha affidato ai social il suo grido, trasformando un dolore personale in una testimonianza collettiva. Perché certe parole non possono restare chiuse in una piazza: devono essere ascoltate, comprese, affrontate.
Nel suo racconto, Romina ha voluto chiarire ciò che dovrebbe essere ovvio:
• Giorgia non è un pericolo: è un inno alla dolcezza, una bambina che cerca solo di entrare in relazione.
• Giorgia non attacca: è il mondo che spesso non sa come accoglierla, come interpretare i suoi gesti, come rispondere alla sua autenticità.
• Il vero danno non lo ha fatto lei: lo ha fatto chi ha scelto di allontanarla, insegnando ai propri figli che la diversità è qualcosa da temere.
Inclusione: non una parola, ma un diritto
In un’isola come Ischia, dove la comunità è tutto, l’inclusione dovrebbe essere naturale come il mare che circonda ogni cosa. Non un concetto astratto, non un post di circostanza, ma un gesto quotidiano: lasciare che ogni bambino possa ridere, toccare, esplorare, senza essere giudicato come “sbagliato”.
Oggi Giorgia ha perso un pomeriggio di festa.
Ma quella mamma – e chi pensa come lei – ha perso molto di più: l’occasione di essere una persona migliore, di insegnare ai propri figli che la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza.
La forza di chi non indossa maschere
Romina e Giorgia continueranno a camminare a testa alta. Perché chi vive senza maschere, chi mostra la propria anima senza paura, porta nel mondo una verità che nessun pregiudizio può cancellare.
E forse, un giorno, anche chi oggi giudica imparerà a guardare oltre.
#Inclusione #OltreIlPregiudizio #LaForzaDiGiorgia #DiversitàÈRicchezza
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Se vuoi, posso aiutarti a trasformarlo in un post più breve, in una lettera aperta o in un testo da inviare ai media locali dell’isola.
Il Carnevale, soprattutto in un luogo come Ischia, dovrebbe essere un abbraccio collettivo. Un’isola è, per sua natura, una comunità che vive di vicinanza, di legami, di mani che si tendono. Qui, più che altrove, ci si aspetta che nessuno venga lasciato indietro. E invece, per Giorgia e per sua madre Romina, quel pomeriggio di festa si è trasformato in una ferita.
Giorgia, una bambina che guarda il mondo con una purezza che disarma, si avvicinava agli altri piccoli con gesti gentili, cercando un contatto, una carezza, un modo semplice per dire “posso giocare con voi”. Ma la sua spontaneità è stata spezzata da parole che hanno il peso di un macigno:
“Lei non può stare qua. Lei non è normale. Può fare male a mio figlio.”
Parole pronunciate da un’altra mamma, in una piazza che avrebbe dovuto essere un luogo di festa e invece è diventata teatro di esclusione. Non un gesto di protezione, ma un atto di ignoranza travestito da prudenza.
La verità su Giorgia
Romina, ferita ma determinata, ha deciso di raccontare. Perché il silenzio non cambia nulla, mentre la verità può aprire gli occhi.
• Giorgia non è un pericolo: è un inno alla dolcezza, una bambina che cerca solo di entrare in relazione.
• Giorgia non attacca: è il mondo che spesso non sa come accoglierla, come interpretare i suoi gesti, come rispondere alla sua autenticità.
• Il vero danno non lo ha fatto lei: lo ha fatto chi ha scelto di allontanarla, insegnando ai propri figli che la diversità è qualcosa da temere.
Inclusione: non una parola, ma un diritto
In un’isola come Ischia, dove la comunità è tutto, l’inclusione dovrebbe essere naturale come il mare che circonda ogni cosa. Non un concetto astratto, non un post sui social, ma un gesto quotidiano: lasciare che ogni bambino possa ridere, toccare, esplorare, senza essere giudicato come “sbagliato”.
Oggi Giorgia ha perso un pomeriggio di festa.
Ma quella mamma – e chi pensa come lei – ha perso molto di più: l’occasione di essere una persona migliore, di insegnare ai propri figli che la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza.
La forza di chi non indossa maschere
Romina e Giorgia continueranno a camminare a testa alta. Perché chi vive senza maschere, chi mostra la propria anima senza paura, porta nel mondo una verità che nessun pregiudizio può cancellare.
E forse, un giorno, anche chi oggi giudica imparerà a guardare oltre.










