Negli ultimi anni abbiamo assistito a mareggiate sempre più intense, allagamenti nelle aree costiere e segnali evidenti di arretramento delle spiagge. Non si tratta di episodi isolati, ma di fenomeni che si inseriscono in un quadro climatico in rapida evoluzione.
Secondo lo studio “𝗖𝗙𝗧 𝟭𝟱𝟭𝟱 – 𝗖𝗹𝗶𝗺𝗮𝘁𝗲 𝗥𝗲𝘀𝗶𝗹𝗶𝗲𝗻𝗰𝗲 𝗶𝗻 𝗜𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗺𝗲𝗻𝘁 𝗣𝗿𝗼𝗷𝗲𝗰𝘁𝘀” prodotto dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), entro il 2050 il livello del mare intorno a Ischia potrebbe aumentare di circa 𝟐𝟔 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢. Un valore che può sembrare contenuto, ma che in realtà rappresenta un fattore moltiplicatore di rischio: un mare più alto significa maggiore probabilità di allagamenti durante le mareggiate, aumento del run-up delle onde e una pressione crescente sulle infrastrutture costiere.
Allo stesso tempo, i fenomeni di erosione costiera sono destinati a diventare più frequenti e intensi. Con l’innalzamento del livello medio del mare, le spiagge tendono ad arretrare e le opere a ridosso della costa risultano più esposte all’azione del moto ondoso. Per un territorio come il nostro, dove la costa è risorsa ambientale, economica e identitaria, si tratta di una sfida che non può essere sottovalutata.
“Nel nostro ultimo articolo – precisa l’Ass. Ingegneri Ischia – analizziamo dati, proiezioni e implicazioni per il territorio isolano, con un linguaggio chiaro ma scientificamente fondato.
Comprendere oggi questi numeri significa progettare con maggiore consapevolezza il futuro della nostra isola”.
Gli eventi meteorologici estremi che hanno recentemente colpito Ischia confermano la crescente vulnerabilità dell’isola ai cambiamenti climatici. Allagamenti, mareggiate e fenomeni di “acqua alta” non sono episodi isolati, ma parte di una tendenza globale che vede un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Lo studio della BEI “CFT 1515 – Resilienza climatica nei progetti di investimento” evidenzia come l’aumento delle temperature globali alteri i regimi atmosferici e intensifichi tali fenomeni, mentre l’innalzamento del livello del mare agisce da moltiplicatore di rischio.
Il livello marino varia naturalmente per effetto di maree, vento, pressione atmosferica e moto ondoso, ma il riscaldamento globale sta innalzando progressivamente la “linea di base” da cui partono tutte queste oscillazioni. Ciò rende più probabili allagamenti anche in condizioni meteo moderate e amplifica l’impatto delle mareggiate attraverso processi come set-up e run-up.
I dati dei mareografi di Ischia Porto e Castellammare (2002–2019) mostrano che le maree astronomiche nel Golfo di Napoli restano contenute entro ±20 cm, ma la variabilità complessiva del livello del mare può triplicare quando si considerano perturbazioni atmosferiche e trend climatici. L’analisi evidenzia un innalzamento medio di circa 3,9 mm/anno, un valore che nel lungo periodo produce effetti significativi, soprattutto durante eventi estremi.
“I risultati dell’analisi evidenziano anche che, su scale temporali pluriennali, il livello del mare relativo a Ischia è aumentato con un tasso medio di circa 3,9 millimetri all’anno. Sebbene possa sembrare un valore modesto, nell’arco di decenni si traduce in variazioni totali significative, soprattutto se associate a eventi estremi.
Un’altra classe di fenomeni studiati è quella dell’“Acqua Alta” (AA): episodi in cui l’azione combinata di vento, bassa pressione e mareggiata provoca un rapido innalzamento temporaneo del livello del mare, con possibile allagamento di aree costiere. Sebbene il termine sia spesso associato a Venezia, anche nel Tirreno meridionale, e in particolare nelle aree di Ischia Porto e Ischia Ponte, si osservano eventi analoghi, i cui effetti sono tanto più impattanti quanto più intensa è l’attività sociale ed economica nelle zone coinvolte.
I dati dei mareografi mostrano che la frequenza e l’estensione degli episodi di Acqua Alta sono aumentate nel tempo: prima del 2009 questi eventi erano relativamente rari, mentre nel decennio seguente anni con percentuali elevate di ore in condizione di AA si sono moltiplicate. Nel 2010, ad esempio, quasi il 9% delle ore dell’anno ha registrato livelli di mare sopra le soglie di riferimento, con picchi fino a +32 centimetririspetto alla media.”
Lo studio documenta anche un aumento degli episodi di “acqua alta”: prima del 2009 erano rari, mentre nel decennio successivo la loro frequenza è cresciuta sensibilmente. Nel 2010 quasi il 9% delle ore dell’anno ha superato le soglie critiche, con picchi di +32 cm. Le tabelle e i grafici relativi al periodo 2002–2019 mostrano non solo il numero totale di eventi, ma anche quelli che superano soglie di +5, +10, +20 e +30 cm, evidenziando una tendenza crescente.
La separazione delle componenti del livello del mare — astronomica, meteorologica e climatica — è fondamentale per stimare correttamente i livelli con specifici tempi di ritorno, un’informazione cruciale per progettare opere costiere resilienti.
Lo studio BEI guarda anche al futuro: utilizzando modelli climatici basati su diversi scenari emissivi, stima per il 2050 un innalzamento del livello del mare intorno a Ischia di 20–30 cm (circa 0,26 m nello scenario RCP8.5). Anche se molte infrastrutture si trovano a quote relativamente elevate, aree come Sant’Angelo o il Castello Aragonese risultano più vulnerabili durante mareggiate o episodi di acqua alta, rendendo necessari interventi di protezione e adattamento.
“in alcune aree, come gli accessi alla Spiaggia Sant’Angelo o al Castello Aragonese, queste variazioni possono aumentare la vulnerabilità durante episodi di acqua alta o mareggiate. In questi casi, misure di protezione come argini, rinforzi dei pendii o interventi di difesa costiera possono contribuire a mitigare il rischio.”
Le mareggiate, generate da vento sostenuto e bassa pressione, producono onde di grande energia e innalzamenti temporanei del livello del mare. Con un livello medio più alto, il run-up raggiunge quote maggiori, aumentando il rischio di sormonto di banchine, moli e strade costiere. A ciò si aggiunge l’erosione costiera, aggravata dall’innalzamento del mare e dalla riduzione dei sedimenti: un problema rilevante per un’isola che basa gran parte della propria economia sul turismo balneare.
Per analizzare vento e moto ondoso, lo studio utilizza dataset globali come ERA5 e il Copernicus Marine Service, che forniscono serie storiche e previsioni ad alta risoluzione. Le statistiche sono state elaborate per i versanti orientale e occidentale dell’isola, evidenziando differenze nei regimi ondosi e nelle rose dei venti.
Nel complesso, i dati scientifici e le proiezioni climatiche indicano la necessità urgente di ripensare la pianificazione territoriale e gli investimenti infrastrutturali di Ischia, orientandoli verso soluzioni capaci di garantire resilienza in un contesto di mare sempre più alto e fenomeni estremi più frequenti.












