Gentile direttore Gaetano Ferrandino,
in relazione agli articoli pubblicati, sia in versione online che cartacea, concernenti l’articolo dal titolo “Infedeltà patrimoniale, assoluzione per i Lauro”, si ritiene opportuno fornire alcune precisazioni al fine di contribuire a una rappresentazione corretta e completa della vicenda che mi riguarda direttamente quale parte nel processo. Nel resoconto giornalistico la sottoscritta viene menzionata quale denunciante e quale unica parte civile costituita. Tale circostanza non è esatta, dal momento che nel giudizio risultava costituita parte civile anche la società Alilauro S.p.A., la quale, per il tramite del proprio legale rappresentante, il presidente Dott. Wladimiro De Nunzio, si è costituita in data 9 gennaio 2024 avanzando nei confronti degli imputati richieste di affermazione della responsabilità penale e di condanna, anche al risarcimento dei danni, per un importo complessivo di euro 11.064.120, oltre al rimborso delle spese processuali. Per completezza di informazione, si evidenzia altresì che, all’esito del giudizio, il Pubblico Ministero aveva formulato richieste di condanna, chiedendo una pena di tre anni nei confronti di Salvatore Lauro e di due anni nei confronti di Anna Maria, Maria Celeste e Maria Sole Lauro e Milena Di Pierri. È inoltre opportuno precisare che la decisione del Tribunale si articola in relazione a diverse posizioni, capi e periodi. In primis, contrariamente a quanto si legge nel titolo relativo all’assoluzione, mi duole osservare che la triste scomparsa di mio fratello ha precluso ogni verifica nel merito delle sue responsabilità, accertamento che è notoriamente escluso per legge in caso di decesso dell’imputato. Ed infatti il Tribunale ha correttamente dichiarato “non luogo a procedere perché il reato è estinto per morte del reo”.
Anche nei confronti degli altri imputati, del resto, non vi è stata una pronuncia nel merito, poiché per gran parte dei fatti in contestazione, ovvero per tutti quelli commessi fino al maggio del 2018, il Tribunale ha dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela. Per quanto attiene, invece, ai residui fatti di cui al capo 1) successivi al maggio 2018, il Tribunale ha assolto gli altri imputati con la formula “il fatto non costituisce reato”, formula assolutoria che, a differenza del “fatto non sussiste”, non esclude eventuali profili di responsabilità civile. L’esito del processo penale, attesa la formula assolutoria adottata, non incide e non esclude le questioni civilistiche. Il danno è infatti oggetto di autonoma valutazione in sede civile, nell’ambito di un’azione di responsabilità già avviata. Tale circostanza rende opportuna una precisazione al fine di garantire una rappresentazione completa e corretta dei fatti. Le ricostruzioni giornalistiche appaiono, allo stato, basate sul solo dispositivo della sentenza, il quale si limita a indicare gli esiti formali del giudizio, in assenza delle motivazioni – non ancora depositate – e senza dar conto della complessiva articolazione delle decisioni assunte sui diversi capi e posizioni. Le presenti precisazioni sono volte esclusivamente a offrire ai lettori un quadro più completo dei fatti, nel rispetto dei principi di correttezza e completezza dell’informazione.
ROSARIA LAURO










