Il tentativo della maggioranza di riaprire i termini del condono edilizio del 2003 è ufficialmente fallito. Nonostante il pressing dei partiti di governo, le proposte presentate come emendamenti al Decreto Milleproroghe sono state dichiarate inammissibili, segnando una battuta d’arresto per chi sperava in una regolarizzazione diffusa.
Il “muro” delle Commissioni agli emendamenti fotocopia
La strategia parlamentare prevedeva tre emendamenti identici, a firma Vietri (FdI), Zinzi (Lega) e Patriarca (FI). L’obiettivo era riattivare la sanatoria del 2003 per risolvere migliaia di pendenze edilizie su tutto il territorio nazionale.
Tuttavia, le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno sbarrato la strada, giudicando le proposte inammissibili. È il secondo insuccesso per la destra in pochi mesi, dopo il precedente tentativo fallito durante la discussione della Legge di Bilancio in autunno.
Ischia: un’altra occasione persa per la chiarezza normativa
Il blocco degli emendamenti colpisce duramente territori fragili e complessi come l’isola di Ischia. Per l’isola verde, la mancata riapertura dei termini rappresenta l’ennesima occasione persa per fare chiarezza su un groviglio burocratico e normativo che dura da decenni.
Mentre da un lato si avverte l’urgenza di mettere in sicurezza un territorio ad alto rischio idrogeologico, dall’altro la mancanza di una norma definitiva lascia migliaia di cittadini in un limbo, sospesi tra l’impossibilità di sanare piccole difformità e l’incertezza sulla ricostruzione post-sisma e post-alluvione.
Cosa prevedeva il piano di sanatoria
Gli emendamenti puntavano a delegare alle Regioni il compito di attuare la sanatoria entro 60 giorni, coprendo sei tipologie di illecito, tra cui:
- Opere realizzate in totale assenza o difformità dal titolo abilitativo.
- Interventi di restauro e risanamento conservativo privi di autorizzazione.
- Interventi su tutto il territorio nazionale, fatti salvi i vincoli di “insuscettibilità assoluta”.
Per le zone sismiche, restava fermo l’obbligo di conformità alle norme tecniche vigenti per garantire la sicurezza strutturale degli edifici.
Le critiche: sicurezza del territorio vs. sanatorie
L’iniziativa ha scatenato aspre polemiche tra le opposizioni, che hanno definito l’operazione “vergognosa”. Il tempismo della proposta è stato duramente contestato, arrivando proprio in concomitanza con le tragiche notizie legate al maltempo nel Sud Italia.
Il dibattito resta aperto: è possibile conciliare la necessità di regolarizzare il patrimonio edilizio esistente con la tutela di un territorio sempre più esposto ai cambiamenti climatici? Per ora, la risposta del Parlamento è stata un “no” deciso.










