martedì, Febbraio 10, 2026
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Concessioni demaniali, la verità sulla sentenza: nessuna “occupazione abusiva di massa”



Una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 3657 del 29 gennaio 2026, è diventata nelle ultime ore terreno fertile per interpretazioni distorte e letture sensazionalistiche. Secondo numerosi articoli online e commenti di esponenti politici, il pronunciamento avrebbe sancito una sorta di “occupazione abusiva di massa” delle spiagge italiane da parte dei concessionari. Una ricostruzione che, tuttavia, non trova riscontro nel testo della decisione.

La vicenda riguarda un concessionario di Giulianova (Teramo) il cui ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la concessione risultava scaduta dal 31 dicembre 2009. La Corte ha infatti stabilito che, nel caso specifico, si trattava di una concessione inesistente e quindi “inefficace in toto”, non di una concessione divenuta invalida per effetto della disapplicazione delle proroghe normative.

Un passaggio chiave della sentenza chiarisce la natura circoscritta del caso:

“Nel caso in esame, si verte in tema di concessione demaniale inesistente e, quindi, inefficace in toto e non di una concessione divenuta invalida per effetto della disapplicazione delle proroghe normative.”

Nonostante ciò, la decisione è stata interpretata da alcuni come un precedente generalizzabile a tutte le concessioni balneari italiane, alimentando allarmismi e reazioni trionfalistiche da parte di chi vede nella fine delle proroghe un obiettivo politico. Una lettura che ignora il contesto giuridico e il contenuto effettivo della sentenza.

La Cassazione, infatti, non afferma che le concessioni siano automaticamente inefficaci per la disapplicazione delle proroghe, né introduce forme di retroattività penale. Il tema della direttiva Bolkestein resta legato alla necessità di accertare formalmente la scarsità della risorsa, condizione che richiede un atto normativo specifico.

Il dibattito sulle concessioni balneari, già acceso da anni, si arricchisce così di un nuovo episodio di disinformazione. Mentre il settore attende chiarezza normativa, la sentenza della Cassazione si conferma un caso isolato, non un giudizio complessivo sul sistema delle concessioni in Italia.

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