mercoledì, Gennaio 28, 2026
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Caredda: Salario minimo negli appalti regionali, la Campania fa la sua parte, ora tocca al Governo



Accolgo con grande soddisfazione l’approvazione dell’introduzione del salario minimo di 9 euro

negli appalti regionali della Campania. La prima delibera di giunta del presidente della Regione

Campania, Roberto Fico, rappresenta una scelta attesa da anni e un segnale politico forte e chiaro.

La Campania sta facendo la sua parte in materia di lavoro. Ora è necessario che anche il Governo si

assuma la propria responsabilità e introduca questa misura a livello nazionale, per garantire a tutte

le lavoratrici e a tutti i lavoratori gli stessi diritti e le stesse tutele, indipendentemente dal territorio

in cui vivono o lavorano.

Si tratta di una misura che incide concretamente sulla vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori

campani e che segna un passaggio importante nella battaglia per la dignità del lavoro.

La Campania è una regione in cui il lavoro nero e lo sfruttamento non sono più episodi isolati, ma

fenomeni strutturali che attraversano interi settori: agricoltura, turismo, ristorazione, servizi e

logistica. In troppe aree lavorare significa ancora oggi accettare paghe da fame, orari senza regole,

contratti irregolari o inesistenti.

Come coordinatore regionale dell’Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali, incontro ogni

giorno persone che lavorano per 3 o 4 euro l’ora, pagate in contanti, senza tutele, che non possono

permettersi di ammalarsi per paura di eesere licenziati . Storie che raramente finiscono sui giornali,

ma che raccontano meglio di qualsiasi statistica lo stato reale del mercato del lavoro in Campania.

In questo contesto, il salario minimo rappresenta una risposta concreta. Non risolve tutti i problemi,

ma afferma un principio fondamentale: sotto una certa soglia il lavoro non è accettabile. È uno strumento per contrastare lo sfruttamento, tutelare chi non ha forza contrattuale e sostenere anche quelle imprese sane che non vogliono competere abbassando i diritti.

È evidente che a questa misura dovranno affiancarsi controlli più efficaci, ispettorati del lavoro

rafforzati e una lotta più incisiva contro il caporalato e le false forme di lavoro autonomo. Ma senza

una soglia minima di tutela, ogni politica di contrasto rischia di essere debole e inefficace.

Come candidato del Movimento Cinque Stelle alle scorse elezioni regionali, considero questa

misura l’inizio di un percorso più ampio: più stabilità, più sicurezza, più formazione e più diritti.

Non può esserci sviluppo se intere fasce della popolazione sono costrette a vivere in una condizione

di precarietà permanente.

La Campania ha bisogno di voltare pagina. Il salario minimo è un segnale forte in questa direzione e

un messaggio chiaro anche a livello nazionale: il lavoro non è una merce qualsiasi, ma il fondamento della dignità delle persone e della coesione social

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