venerdì, Agosto 29, 2025
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Barano, la “juta dello Schiappone”: il ritorno di un pellegrinaggio tra sacro e profano



Alle prime luci dell’alba, quando il silenzio ancora avvolge le strade e il cuore dell’isola batte piano, un gruppo di fedeli e appassionati della tradizione si ritroverà in piazza a Buonopane per rifare la juta a Montevergine dello Schiappone. Un pellegrinaggio antico, sospeso tra fede e folklore, che torna a vivere grazie alla tenacia di Filippo Florio e della Scuola del Folklore.

Florio, memoria vivente di questa tradizione, racconta con emozione:

“Ero un bambino, oltre 60 anni fa. Le mie nonne, qualche giorno prima della nascita della Madonna di Montevergine, dicevano: ‘Il giorno della Madonna dobbiamo alzarci presto, bisogna essere allo Schiappone prima del sorgere del sole. E quando siamo lì, dovete fare i bravi, altrimenti vi diamo ai zingarielli.'”

Un monito affettuoso che evocava la presenza degli zingari, artigiani del ferro, figure centrali di quel mondo rurale:

“Lavoravano il ferro sulle carbonelle, prestavano utensili agricoli… Avevano le mani e la faccia tinte di nero, ma erano felici di guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro. Una comunità ospitale, aperta ad etnie diverse, rispettate e pagate.”

Per anni, la juta è rimasta nel dimenticatoio, insieme ai suoni della tammorra, ai canti e ai balli che la animavano. Ma Filippo non ha mai smesso di credere nella sua rinascita:

“Ho cercato di stimolare i soci della Scuola del Folklore per rivivere l’emozione di questo percorso. Ci siamo organizzati e l’abbiamo riproposta.”

Quest’anno, il tragitto subirà alcune variazioni a causa del degrado di alcuni sentieri:

“Non passeremo per ‘u canone martoccio’, ma scenderemo per il pendio del gelso, poi via Regina Elena, via Terone Vatoliere e infine Schiappone.”

Con grande sensibilità, Florio aggiunge:

“Ci sono progetti che qualcuno può non condividere, ma questo non significa creare rancori, odio, disprezzo. Sono concetti medievali, tribali, non di una società dove convivono idee opposte.”

E conclude con un pensiero gentile rivolto alla comunità:

“Mi scuso, a nome dell’associazione, se con il nostro passaggio festoso sveglieremo qualcuno. Tutte le feste danno disturbo: i fuochi agli animali, le campane alle sei del mattino… ma nello spirito della festa, sopportiamo. Grazie.”

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