Le tradizioni religiose dell’isola d’Ischia continuano a suscitare interesse ben oltre i confini locali. A Torino, don Giuseppe ha presentato alcuni dei riti più identitari della comunità foriana, offrendo uno sguardo profondo su una fede che si esprime attraverso gesti antichi, simboli condivisi e una pietà popolare che ancora oggi interroga e affascina. Dalla Corsa dell’Angelo ai tre giri dei funerali dei sacerdoti, fino al culto di Santa Restituta, il sacerdote ha raccontato un patrimonio spirituale che non appartiene solo alla memoria, ma continua a vivere e a parlare al presente.
Durante l’ incontro a Torino dal tema “Il valore pastorale della devozione popolare, trasmesso in diretta sul canale 80, don Giuseppe Nicolella ha presentato alcune delle più profonde e suggestive tradizioni religiose dell’isola d’Ischia, offrendo ai presenti un viaggio simbolico tra fede, storia e pietà popolare.
Un’occasione preziosa per far conoscere riti dell’isola d’Ischia che, pur appartenendo a una comunità locale, custodiscono un valore universale.
La Corsa dell’Angelo e il significato del ritorno alla Chiesa Madre
Il sacerdote ha illustrato innanzitutto la Corsa dell’Angelo di Forio, uno dei momenti più intensi della Pasqua ischitana. L’Angelo che corre, incontra la Madonna e poi “passa davanti alla Chiesa Madre per ritornare nell’Arciconfraternita”, diventa immagine viva dell’annuncio cristiano: un invito a proclamare la fede attraverso la carità, cuore dell’azione pastorale.
Un gesto che non è solo tradizione, ma annuncio, testimonianza pubblica, memoria di un popolo che custodisce, vive e trasmette la propria fede.
I tre giri dei funerali dei sacerdoti: un rito unico nel suo genere
Don Giuseppe ha poi spiegato uno dei riti più particolari della pietà popolare foriana: i tre giri compiuti durante i funerali dei sacerdoti. Quando un presbitero muore, la salma viene portata lungo il corso principale di Forio, ripercorrendo per tre volte lo stesso tragitto della Corsa dell’Angelo.
Un gesto carico di simboli:
- Primo giro: la bara è portata dai fedeli
- Secondo giro: dalle autorità civili
- Terzo giro: dai confratelli
Ogni giro è accompagnato da un canto diverso: De Profundis, Magnificat, Regina Coeli.
Le campane suonano prima a lutto, poi a gloria e infine a festa, in un crescendo che racconta il mistero cristiano della resurrezione.
Questo rito, spesso oggetto di curiosità da parte dei turisti, diventa occasione di dialogo e riflessione. Il popolo, portando il sacerdote defunto lungo il percorso dell’Angelo, professa la fede nella resurrezione della carne e prega per il perdono dei suoi peccati, riconoscendo che anche i ministri di Dio restano uomini, fragili e bisognosi di misericordia.
Una tradizione che evangelizza, che suscita domande, che rende visibile ciò che la comunità crede.
Il valore delle processioni: testimonianza pubblica di fede
Il sacerdote ha affrontato anche un interrogativo ricorrente: che senso ha oggi una processione?
La risposta è semplice e profonda: una processione è una manifestazione pubblica di fede. Chi partecipa “ci mette la faccia”, si espone, testimonia. È un atto comunitario che parla più delle parole.
Il culto dei santi patroni: Santa Restituta e San Giovan Giuseppe
Don Giuseppe ha poi ricordato il forte legame dell’isola con i suoi santi patroni, Santa Restituta e San Giovan Giuseppe della Croce. In particolare, ha descritto il rito legato al mezzo busto di Santa Restituta, quando i fedeli offrono gli ex voto in oro che adornano la statua.
Non sono semplici oggetti preziosi: sono lacrime trasformate in gratitudine, segni concreti delle grazie ricevute per intercessione della Santa. Un pomeriggio di preghiera che diventa memoria viva dei miracoli e della devozione di un popolo.
Tradizioni che parlano ancora
L’intervento di don Giuseppe ha mostrato come le tradizioni religiose ischitane non siano reliquie del passato, ma strumenti vivi di evangelizzazione, capaci di interrogare, emozionare e unire. Custodire, vivere, annunciare: è questo il filo rosso che lega ogni rito, ogni gesto, ogni storia.
E Torino, per un giorno, ha potuto ascoltare il battito profondo della fede di un’isola, quella della comunità di Ischia
di Elena Mazzella










