Una celebrazione intensa e ricca di significato quella che si è svolta per i mille anni dell’Abbazia di San Michele, presieduta dal vescovo Michele Autuoro. Un momento che il sindaco di Procida, Dino Ambrosino, ha voluto sottolineare con un messaggio pubblico di ringraziamento e riflessione, rivolto anche a don Michele Del Prete per l’accoglienza offerta alla comunità .
Ambrosino ha ricordato come la conoscenza della propria storia sia fondamentale per sentirla davvero “propria” e impegnarsi nella sua tutela. Un richiamo particolarmente significativo alla luce della recente scoperta di una Pergamena del 1026, un documento che rappresenta una rarità assoluta per il Medioevo procidano, periodo del quale le fonti sono estremamente scarse.
La Pergamena attesta che l’attuale Chiesa madre di San Michele era già allora il Monastero di Sant’Angelo. Il testo si apre citando il tempo dell’imperatore Costantino VIII, sovrano dell’Impero Romano d’Oriente con capitale a Costantinopoli, oggi Istanbul. In quell’epoca Procida apparteneva al Ducato di Napoli, una provincia bizantina che mantenne per secoli un forte legame con l’Oriente.
Il sindaco ha ricordato come il Ducato di Napoli, insieme a quelli di Amalfi e Gaeta, fosse una potenza marinara di primo piano, mentre l’entroterra era dominato da Longobardi e Normanni. Procida, strettamente connessa alla città di Napoli – che allora contava circa 30.000 abitanti – partecipava a questa vitalità marittima.

Ambrosino ha poi aperto una riflessione sull’origine del culto di San Michele, particolarmente diffuso proprio tra i popoli che furono nemici della Napoli medievale. Tra le ipotesi più accreditate, ricorda quella del compianto Sergio De Candia, che nella sua guida sulla devozione all’Arcangelo fa risalire il culto all’arrivo dei monaci basiliani sull’isola tra il 599 e il 600.
Una celebrazione, dunque, che non solo onora un millennio di storia religiosa, ma invita la comunitĂ a riscoprire le proprie radici piĂą antiche e a custodirle con consapevolezza.










