Passeggiare oggi per Ischia Ponte significa respirare la storia millenaria del borgo, ma anche scontrarsi con un vuoto nuovo e straniante. Le serrande abbassate di attività che hanno vestito e servito generazioni di ischitani raccontano una trasformazione silenziosa ma inesorabile .
La fine del commercio di vicinato
Un tempo, Ischia Ponte era un ecosistema autosufficiente: il barbiere, l’edicola che apriva all’alba, la salumeria di fiducia, il negozio di casalinghi dove si trovava “di tutto un po’” . Oggi, molte di queste luci quotidiane si sono spente. La chiusura di punti di riferimento come l’edicola di Martino il giornalaio segna simbolicamente la fine di un’epoca .
Le cause: Online e costi fissi
Non è solo una questione di crisi economica passeggera. Il servizio evidenzia come la modernità stia travolgendo i ritmi del passato. La vendita online ha riscritto le regole: con un click si acquista tutto, dal detersivo alla camicia, svuotando i piccoli negozi fisici . A questo si aggiunge la dura realtà dei numeri: in inverno il movimento è scarsissimo, ma affitti, contributi e bollette non si fermano, portando le attività storiche in una crisi irreversibile .
Un borgo che si reinventa (o si svuota?)
Verso cosa si sta andando? Il borgo sembra proiettarsi verso un modello monocolore: ristorazione e bar . Ischia Ponte rischia di trasformarsi in una vetrina turistica stagionale, perdendo quelle funzioni “ataviche” che la rendevano un borgo vivo tutto l’anno. Nonostante la malinconia delle vetrine spente, resta la speranza che nuove energie sappiano dialogare con il passato, reinventando il commercio senza tradire l’identità del luogo .










