La badessa “femminista” che spiazza Napoli: Suor Rosa Lupoli e la clausura che non chiude più nessuno fuori
Una badessa da Ischia al cuore antico di Napoli: la rivoluzione discreta a 61 anni
Con un sorriso che disarma e una lucidità che sorprende, a 61 anni Suor Rosa Lupoli sta cambiando dall’interno l’immagine della clausura. Originaria di Ischia e oggi badessa del monastero delle 33, nel cuore antico di Napoli, guida una comunità che custodisce quasi cinque secoli di storia, ma lo fa con uno sguardo ostinatamente rivolto al presente. Il punto non è “modernizzare” per moda, bensì restituire concretezza a un’idea di vita religiosa che, nelle sue parole e nelle sue scelte quotidiane, non coincide con il silenzio sociale né con la sottrazione al mondo. In un tempo in cui l’opinione pubblica tende a ridurre la clausura a un’immagine statica, Suor Rosa impone un racconto diverso: quello di una comunità radicata nella tradizione, ma capace di leggere la realtà con la stessa attenzione con cui custodisce il proprio passato.
Social, laurea sportiva e una parola che fa discutere: “femminista”
La figura della badessa rompe gli schemi anche per biografia e linguaggio: è laureata sportiva, attivissima sui social e non teme di definirsi femminista. E soprattutto sostiene con convinzione che nella Chiesa le donne dovrebbero avere più spazio, fino a poter celebrare Messa: una posizione che, nel suo racconto, non nasce dalla provocazione, ma da un’idea di fede radicata nella dignità e nella responsabilità di ogni persona. In un contesto spesso ingessato da formule, Suor Rosa sceglie parole nette e se ne assume il peso pubblico, senza inseguire lo scontro. La sua è una postura insieme ironica e profondamente concreta, che rifiuta le caricature: non c’è l’intenzione di “fare la star”, ma di rendere visibile un punto di vista che per secoli è rimasto confinato in spazi stretti, pur attraversando la vita delle comunità.
La “ruota” come presidio civile: ascolto e accoglienza oltre le mura del monastero delle 33
Nel monastero delle 33 la clausura, spiega Suor Rosa, non è mai stata sinonimo di isolamento e oggi, grazie alla sua guida, lo è ancora meno. Il simbolo di questa apertura è la storica ruota, lo strumento attraverso cui per secoli le monache hanno accolto richieste, doni e messaggi, e che la badessa ha trasformato in un vero presidio di ascolto e accoglienza. Ogni giorno persone in difficoltà si avvicinano per chiedere un aiuto, un consiglio, una parola di conforto; e le monache rispondono non con soluzioni miracolose, ma con ascolto autentico, quello che spesso manca fuori dalle mura del monastero. È anche così che Suor Rosa respinge con decisione l’immagine delle monache come “sepolte vive”: la sua vita è fatta sì di preghiera, ma anche di impegno sociale, relazioni quotidiane, dialogo con il quartiere, con chiunque bussi alla porta. “La clausura non è chiusura”, ripete spesso: è un modo diverso di stare nel mondo, non fuori dal mondo.
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